Corinne McKay, How to Succeed as a Freelance Translator

Corinne McKay, How to Succeed as a Freelance Translator, Two Rat Press, 2011.

La seconda edizione di questo libro di Corinne McKay, autrice del blog Thoughts on Translation, è molto utile per chi voglia cominciare a lavorare come traduttore freelance. Più utile ancora per chi viva negli Stati Uniti, dato che sono moltissimi i riferimenti alla realtà di questo paese, ma è comunque una buona lettura per tutti gli aspiranti traduttori freelance. Poco utile invece per chi ha già un’attività avviata.

Il libro si divide in 10 parti, in cui l’autrice esplora i vari aspetti di una carriera come traduttore freelance: dalle basi (chi è e cosa fa un traduttore freelance) agli aspetti più interessanti come avviare l’attività, forme giuridiche, tasse (e in questi casi il lettore americano troverà molto più interesse rispetto a quello europeo), strumenti CAT, farsi un ufficio in casa e via dicendo.

Ci sono anche, nel corso del testo, delle belle sezioni di link molto utili, per esempio alla libreria online InTrans Books, specializzata in testi per traduttori e interpreti, o al programma AnyCount, per contare le parole di documenti in pdf, ppt, ecc. (software a pagamento).

In sostanza quello che McKay dice è che bisogna pensarci molto bene prima di decidere di intraprendere l’attività di traduttore freelance, e possibilmente avere già un buon conto in banca che permetta di sopravvivere agli alti e bassi dei primi mesi/del primo anno. Suggerimento che non posso che sottoscrivere, per esperienza diretta.

L’autrice spiega i vari tipi di lavori che un traduttore freelance può trovarsi a dover fare, dalla traduzione vera e propria all’editing al post-editing. Elenca poi le diverse associazioni per traduttori professionisti, soprattutto su suolo americano (in Italia ricordiamo che l’associazione di settore per i traduttori tecnici e gli interpreti è l’AITI). Una lunga sezione è giustamente dedicata al modo in cui lanciare la propria attività: McKay spiega in dettaglio come scrivere un CV orientato alla traduzione, come scrivere una lettera d’accompagnamento, come trovare i primi clienti, come fissare le tariffe. Importante anche la sezione sul marketing, cioè come “vendere” se stessi e i propri servizi alle agenzie di traduzione e ai clienti diretti. Una sezione a parte è dedicata all’uso dei social media, con vari consigli su come utilizzarli al meglio. Infine arriva la parte sulla tecnologia e la terminologia: come ricercare termini, come e dove procurarsi dizionari e glossari, i vari strumenti CAT, ecc.

Insomma, un libro che mi sento di consigliare a coloro che vogliano aprire un’attività in questo settore, con l’avvertimento che si dovrà poi leggere qualcos’altro per quanto riguarda le sezioni sulle tasse, l’assicurazione sanitaria e altri argomenti di questo genere.

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Marisa Fenoglio, Vivere altrove

Marisa Fenoglio, Vivere altrove, Sellerio, Palermo 2010. 196 pagine, 10 euro.

Nel 2011 sono andata in Lussemburgo con in tasca un contratto di lavoro a tempo indeterminato, pensavo di restarci “per tutta la vita” (o quasi), invece me ne sono andata dopo due anni. Resta comunque il fatto che sono molto interessata alle testimonianze di chi “vive altrove”, come recita il titolo di questo libro. Perciò ho letto con molto piacere questo libro di Marisa Fenoglio.

Marisa Fenoglio se n’è andata dalla sua Alba nel 1957, al seguito del marito che veniva mandato dalla sua ditta in una neonata succursale di Niederhausen come dirigente. Un’emigrazione dunque lontana da quella quasi coeva dei Gastarbeiter, un’emigrazione che potremmo definire di lusso, sebbene molti dei problemi, primo tra tutti quello dell’appartenenza, restino simili se non uguali.

Niederhausen è, a detta dell’autrice, «l’ultimo fanalino del mondo», un posto che non è città né campagna, ma più vicino comunque al nostro concetto di campagna. L’autrice ci narra la storia della sua permanenza in Germania, con tutte le vittorie e le sconfitte del caso, con tutti i problemi, le preoccupazioni, ma anche le gioie. Una permanenza segnata dalla musica, che avvicina Marisa alla Germania con le note di Bach, Beethoven e gli altri grandi compositori tedeschi. Una permanenza durante la quale l’autrice arriva a comprendere che «la patria non è solo una terra, un paesaggio, una famiglia, la patria è soprattutto una lingua». Come hanno compreso molti altri grandi autori prima di lei, certo, ma è un concetto sempre interessante. Penso ad esempio a Elias Canetti, autore che Fenoglio cita un paio di volte rendendogli esplicito omaggio, il quale fece del tedesco la propria patria.

Interessante anche una conversazione che l’autrice ha con un poliziotto, con il quale parla della Sehnsucht, questa parola tedesca intraducibile in italiano, che indica la nostalgia ma anche il desiderio, l’anelito, lo struggimento. Da questa conversazione l’autrice arriva alla conclusione che ogni lingua ha le proprie parole intraducibili perché in sé perfette, e rende infine omaggio ai traduttori:

«Io provo rispetto per i grandi traduttori», esclamai allora. «Tradurre gli apici di una lingua in apici di una seconda, è come librarsi nel vuoto per passare dalla cima del Monte Bianco alla punta del Cervino. Pochissimi ci riescono. Il grande traduttore è un essere solitario che sa stare a grandi altezze, è quel ponte sospeso nel vuoto, su cui l’umanità si appoggerà per attingere alla bellezza delle vette. […]»

Inutile dire che, vista la mia professione, io provo grande rispetto per tutti i traduttori, non solo quelli grandi e non solo quelli che traducono gli apici di una lingua negli apici di una seconda, ma per tutti coloro che traspongono concetti in altri concetti.

Un libro, insomma, piacevole, sebbene non sia esente da pecche, come ad esempio il finale un po’ “tagliato con l’accetta”. Lo consiglio a tutti coloro che siano interessati alla vita vissuta altrove, a capire cosa si prova, che problemi si affrontano, sebbene in questo caso il punto di vista sia sicuramente quello di una persona privilegiata.