L’uso del congiuntivo

Oggi ho avuto un simpatico fraintendimento a causa del mio corretto uso del congiuntivo. Ho detto “è necessario che faccia dei controlli” e il mio interlocutore ha pensato che mi riferissi a un’altra persona, mentre dal contesto era chiaro che parlavo di me. Perciò mi è venuto in mente di rispolverare questo bell’articolo dell’Accademia della Crusca, sito a cui qualunque buon traduttore e editor deve sempre far riferimento.

Nel caso in oggetto, con le formule “è necessario che / è probabile che / è bene che” bisogna sempre usare il congiuntivo. Per non incorrere in fraintendimenti, come nel mio caso, si potrà usare il pronome personale, sebbene esso non sia grammaticalmente necessario: “è necessario che io faccia” in contrapposizione a “è necessario che lui faccia”.

Per tutti gli altri usi del congiuntivo rimando all’articolo citato, e concordo con l’affermazione di Altieri Biagi riportata dall’Accademia della Crusca: «se, […] dopo aver studiato il congiuntivo, e sapendolo usare, voi deciderete di «farne a meno», di sostituirlo con altri modi, questa sarà una scelta vostra. Ciò che importa, in lingua, non è scegliere il modo più elegante, più raffinato, ma poter scegliere, adeguando le scelte alle situazioni comunicative».

È importante poter scegliere, quindi essere in grado di scegliere: studiate il congiuntivo, imparatelo per bene, e poi potrete decidere, se lo vorrete e in base al contetso, di non usarlo – ma per favore usatelo sempre quando scrivete!

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Difronte o di fronte?

In un libro che ho letto di recente ho trovato, ripetuta più volte, l’espressione “difronte” scritta proprio così, tutta attaccata. Io l’avrei detto un errore, ma controllando sul sito dell’Accademia della Crusca, a cui un buon traduttore e editor deve sempre fare riferimento, ho visto che sono ammesse entrambe le diciture, sia “difronte” che “di fronte”.

Lo stesso non avviene però per “di nuovo”, che si scrive sempre staccato, sebbene nel libro in questione figuri anche come “dinuovo”. Evidentemente un errore sfuggito al bravo editor della Sellerio.

Allo stesso modo, l’Accademia della Crusca fa notare che “al di là” si scrive sempre staccato, anche perché l'”aldilà” è un’altra cosa. Questo però, ho avuto modo di notare, non è affatto noto a tutti gli scrittori, che tendono molto spesso a scriverlo attaccato.

Molto interessante la lista di locuzioni proposta dall’Accademia della Crusca, vi invito a prenderne visione per evitare errori grossolani.